Terminati gli studi di arte drammatica presso lo “Studio di Arti Sceniche” di Alessandro Fersen e compiuti quelli universitari in Lingue e Letterature Straniere Moderne, Claretta Carotenuto fondò la “Scuola di Tecniche dello Spettacolo” nel 1979 con l’intento di aggiungere alla pratica della recitazione classica corrente nuove istanze basate sulla pluridisciplinarità dell’espressione scenica e creò così una figura d’attore non sublimata nella retorica, la declamazione e l’esteriorità dell’azione drammatica ma di un interprete per niente avulso dal contesto dello spettacolo, da cui il nome “Scuola di tecniche dello spettacolo”: una coscienza professionale ispirata all’interiorità dell’espressione e formata sulla pluralità delle tecniche di scena.


Claretta Carotenuto e Arnold Wesker durante la lavorazione de "L'amante" 1991
La Carotenuto introdusse nei programmi di studio materie nuove quali: canto, coro, mimodramma, danza e anche materie di specializzazione quali tip–tap, modern jazz, inglese e doppiaggio. Sempre ferma sull’idea che l’attore dovesse lavorare da un lato sull’apprendimento della nozione tecnica, fondamentale, e dall’altro sull’elaborazione personale, la “Scuola di Tecniche dello Spettacolo”, dotata di un corpo docente formato da culture accertate nel campo specifico, poté mantenere costante nell’arco della sua pluri-ventennale e ininterrotta attività un programma di lavoro fedele al work in progress che ha nel tempo espresso attori e opere originali senza limiti di repertorio, rappresentate in Italia e all’estero, con particolare riguardo al Teatro classico da cui ha origine l’intera drammaturgia internazionale moderna e contemporanea, nei suoi generi fondamentali: la tragedia e la commedia, massima forma di scuola per ogni attore, regista e tecnico dello spettacolo dal vivo e non solo.